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Omega Energy

Conti e margini

Meglio prezzo fisso o indicizzato: come si sceglie e come si spiega

Il fisso non è «più sicuro» e l’indicizzato non è «più conveniente»: cambia solo chi si prende il rischio del mercato. Venderli senza dirlo è la premessa di un reclamo.

7 minuti di lettura Aggiornata al 20 settembre 2026

In breve

  • Nel prezzo fisso il rischio di mercato se lo prende il venditore, e lo fa pagare nel prezzo.
  • Nell’indicizzato il rischio resta al cliente: il margine del venditore è lo spread.
  • La domanda «meglio fisso o indicizzato» ha una risposta sola ed è un numero: l’indice a cui le due offerte si pareggiano.

«Meglio prezzo fisso o indicizzato?» è la domanda che un cliente fa per prima e a cui quasi tutti rispondono con un’opinione. Nelle offerte a prezzo fisso il corrispettivo dell’energia resta invariato — e per la regolazione un’offerta è a prezzo fisso solo se i valori sono noti e invariati per **almeno i primi dodici mesi**. Nelle offerte a prezzo variabile il prezzo segue un indice di mercato, il PUN per l’energia elettrica e il PSV o altri riferimenti per il gas, a cui si somma uno spread.

La differenza non è di convenienza: è di chi assume il rischio. E la convenienza, quella vera, si calcola in una riga: qual è il valore dell’indice che rende le due offerte equivalenti. Spiegarlo bene è il modo più efficace per evitare i reclami del semestre successivo.

01La differenza, in una tabella

Prezzo fissoIndicizzato
Prezzo dell’energiaBloccato per il periodo pattuitoSegue l’indice di riferimento
Chi rischiaIl venditoreIl cliente
Margine del venditoreDentro il prezzo, con un premio per il rischioLo spread, stabile
BollettaPrevedibileVariabile mese per mese
Se il mercato scendeIl cliente paga più del mercatoIl cliente ne beneficia subito
Se il mercato saleIl cliente è protettoIl cliente paga di più

02Come si costruisce lo spread

Nell’indicizzato il margine del venditore è lo spread applicato all’indice. Deve coprire più cose di quante sembri.

  • Costi di approvvigionamento non compresi nell’indice.
  • Sbilanciamento: la differenza fra energia programmata e prelevata.
  • Costo del credito e rischio di insoluto.
  • Costi di gestione: fatturazione, servizio clienti, sistemi.
  • Provvigioni della rete di vendita.
  • Margine industriale.

Prezzo cliente = Indice del mese + spread + quota fissa

Lo spread è il vero prezzo del servizio: è lì che si compete, non sull’indice, che è uguale per tutti.

03Meglio prezzo fisso o indicizzato? Il conto che risponde

La risposta non è «dipende», è un numero: l’indice di pareggio. Si ottiene togliendo lo spread dal prezzo fisso; sopra quel valore dell’indice conviene il fisso, sotto conviene l’indicizzato. Tutto il resto della conversazione serve a capire quanto il cliente può permettersi di stare dalla parte sbagliata.

Indice di pareggio = prezzo fisso al kWh − spread dell’offerta indicizzata

Fisso a 0,145 €/kWh contro un indicizzato con spread 0,015: il pareggio è a 0,130 €/kWh di PUN. Su 2.700 kWh l’anno, ogni centesimo di scostamento vale 27 € di bolletta.

PeriodoPUN medio (€/kWh)Chi avrebbe avuto ragione con un fisso a 0,145 e spread 0,015
20240,1084L’indicizzato, con largo margine
20250,1161L’indicizzato
2026, gennaio-giugno0,1270L’indicizzato, ma il margine si è quasi chiuso
Febbraio 2025 (mese peggiore)0,1504Il fisso
Maggio 2025 (mese migliore)0,0936L’indicizzato
Medie calcolate sui valori mensili pubblicati negli open data del Portale Offerte, aggiornati al 14 luglio 2026. Il passato non prevede il futuro: serve a mostrare l’ampiezza dell’oscillazione, che è il rischio di cui si sta parlando.

04Quando conviene l’uno e quando l’altro

Profilo del clienteIndicazione più coerente
Famiglia con budget rigidoFisso: la prevedibilità vale più di qualche punto di prezzo
Consumatore attento che segue il mercatoIndicizzato: coglie i ribassi e accetta i rialzi
Piccola impresa con margini strettiFisso su una parte, indicizzato sul resto, se possibile
Grande consumatore con competenze interneIndicizzato, con eventuali coperture
Cliente che ha appena subito un aumentoAscolto prima di tutto: la scelta giusta dipende dal perché è aumentato

La regola commerciale che regge nel tempo: non si vende l’offerta più aggressiva, si vende quella che il cliente capisce e che non lo sorprenderà fra sei mesi. Un cliente sorpreso non è un cliente perso: è un reclamo, un recesso e una recensione.

05Come si presenta senza promettere

  1. 1

    Parti dal consumo annuo del cliente

    Senza quel dato ogni confronto è una supposizione.

  2. 2

    Confronta a parità di consumo

    Stessa quantità, stesso periodo, tutte le voci della materia energia.

  3. 3

    Dì cosa può succedere

    Sull’indicizzato: «se il mercato sale, la bolletta sale». È la frase che evita il reclamo.

  4. 4

    Mostra la durata e cosa accade alla scadenza

    Il rinnovo automatico a condizioni diverse è la principale fonte di contestazioni.

  5. 5

    Consegna le condizioni prima della firma

    Non dopo: la documentazione precontrattuale è un obbligo, non una cortesia.

Cosa non dire mai

  • «Risparmierà il 30%» senza un confronto documentato sui suoi consumi.
  • «Il prezzo non cambierà mai» su un’offerta a durata definita.
  • «Siamo i più economici sul mercato».
  • «Le imposte le abbassiamo noi».
  • «È l’offerta del suo attuale fornitore» o qualunque affermazione che generi confusione sull’identità del venditore.

Con Omega

Offerte costruite sui dati, non sulle promesse

  • Listini con prezzo fisso e indicizzato, spread e quote fisse gestiti come dati dell’offerta.
  • Confronto su consumo annuo reale del cliente, con tutte le voci.
  • Scadenze delle offerte e rinnovi in evidenza, prima che il cliente se ne accorga dalla bolletta.
  • Documentazione precontrattuale generata e consegnata insieme alla proposta.

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Dubbi

Domande frequenti

Meglio prezzo fisso o indicizzato?
Dipende dall’indice di pareggio, cioè dal prezzo fisso meno lo spread dell’offerta indicizzata: sopra quel valore conviene il fisso, sotto l’indicizzato. Nel 2025 il PUN medio è stato circa 0,1161 €/kWh e nel primo semestre 2026 circa 0,1270, ma i singoli mesi si sono mossi fra 0,0936 e 0,1504: il fisso si paga per togliere quell’oscillazione.
Cos’è il PUN?
È il prezzo di riferimento all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia, pubblicato mese per mese: è il riferimento a cui sono agganciate molte offerte indicizzate. Non è un prezzo deciso dal venditore, che vi aggiunge il proprio spread. Come si legge sta nella guida su [PUN e PSV](/guide/pun-e-psv-come-si-leggono).
Il prezzo fisso è davvero fisso?
È fissa la componente energia per la durata pattuita, che per la regolazione deve essere di almeno dodici mesi perché l’offerta si possa chiamare a prezzo fisso. Restano variabili trasporto, oneri e imposte, che seguono la regolazione: va detto chiaramente, altrimenti il cliente si aspetta una bolletta identica ogni mese.
Cosa succede alla scadenza di un’offerta a prezzo fisso?
Si applicano le condizioni previste dal contratto per il periodo successivo, che vanno comunicate al cliente con il preavviso stabilito dalla regolazione. È il passaggio in cui si perdono più clienti: gestirlo in anticipo vale più di una campagna di acquisizione.
Posso cambiare offerta prima della scadenza? Ci sono penali?
Il recesso in generale non ha costi. Fanno eccezione i contratti di energia elettrica a prezzo fisso e a tempo determinato, che possono prevedere un onere di recesso anticipato: dev’essere indicato chiaramente nel contratto e nella scheda sintetica come importo massimo, specificamente approvato e sottoscritto dal cliente, e non può eccedere la perdita economica direttamente subita dal venditore.

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